Il certificato successorio europeo alla prova dei registri immobiliari

by Daniele Muritano

Corte di giustizia UE, sentenza 9 marzo 2023, causa C-354/21, ECLI:EU:C:2023:184

Con sentenza 9 marzo 2023 (causa C-354/21), la Corte di giustizia dell’UE ha chiarito che l’art. 1, par. 2, lett. l), l’art. 68, lett. l) e l’art. 69, par. 5, del regolamento (UE) n. 650/2012 in materia di successioni internazionali non ostano a una normativa di uno Stato membro che prevede che la domanda di iscrizione di un bene immobile nel registro immobiliare di tale Stato membro possa essere respinta qualora il solo documento presentato a sostegno della domanda di cui trattasi sia un certificato successorio europeo che non identifica detto bene immobile.

Il procedimento principale
Il caso riguarda la successione di una cittadina tedesca residente abituale in Germania, il cui asse ereditario comprendeva beni sia in Germania sia in Lituania. L’unico erede chiede al giudice tedesco il rilascio del certificato successorio europeo (d’ora in avanti “CSE”), ai sensi del regolamento n. 650/2012, al fine di registrare a suo nome il bene immobile nei registri immobiliari lituani. Il tribunale tedesco rilascia sia il certificato di eredità sia il CSE nel quale si indica che la defunta ha lasciato il suo patrimonio all’unico erede, il quale ha accettato l’eredità senza riserve.
L’erede presenta la domanda di iscrizione del bene immobile nei registri immobiliari lituani allegando il certificato ereditario e il CSE. La domanda è tuttavia respinta, in quanto il CSE non indica i beni ereditati. Il reclamo proposto è respinto, così come è respinto il ricorso successivo al tribunale amministrativo regionale lituano.
La Corte amministrativa suprema di Lituania, investita di un ulteriore ricorso, solleva alcune questioni interpretative dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE: il giudice del rinvio chiede, in particolare, se la normativa lituana, che impone l’indicazione degli elementi identificativi dell’immobile nel titolo di cui si chiede la trascrizione e, quindi, nel CSE, sia compatibile con le disposizioni del regolamento n. 650/2012, segnatamente l’art. 69, par. 5, secondo cui il CSE costituisce titolo idoneo per l’iscrizione di beni ereditari nel pertinente registro di uno Stato membro, fatto salvo l’art. 1, par. 2, lett. k) e l), del regolamento. In sostanza, questo il dubbio interpretativo del giudice del rinvio: l’art. 1, par. 2, lett. l), del regolamento non renderebbe inapplicabili le condizioni per l’iscrizione nel registro immobiliare stabilite dal diritto dello Stato membro in cui il bene è situato. Secondo il diritto lituano, infatti, le informazioni necessarie per l’iscrizione nel registro immobiliare possono essere fornite unicamente nei documenti elencati all’art. 22 della legge sul registro immobiliare.
Pertanto, anche se il CSE è redatto utilizzando il modulo previsto dal regolamento di esecuzione n. 1329/2014, esso deve identificare il bene immobile, non essendo tale identificazione di competenza dell’ufficio dei registri immobiliari.
Titolo idoneo, in definitiva, ma incompleto. Incompleto ma non invalido, perché secondo la legge successoria tedesca qualora vi sia un solo beneficiario, quest’ultimo riceve l’intero patrimonio del defunto e non è possibile indicare o designare in qualsivoglia modo i beni ereditari. Da qui il dubbio interpretativo sollevato dal giudice lituano, in ordine alla disapplicazione, da parte dell’autorità tedesca e conformemente ad una costante giurisprudenza, dell’art. 68, par. 1, del regolamento n. 650/2012, che stabilisce che il CSE indica la quota ereditaria di ciascun erede e, se del caso, l’elenco dei diritti e/o beni spettanti a ogni erede.

La pronuncia
La Corte ricorda anzitutto che il CSE è uno strumento autonomo di diritto dell’Unione, che gode di un regime giuridico autonomo e che mira ad aiutare gli eredi e i legatari ad esercitare i loro diritti nell’ambito di una successione con implicazioni transfrontaliere. Il CSE può quindi essere utilizzato per dimostrare la qualità e/o i diritti di ciascun erede menzionato in detto certificato nonché l’attribuzione di uno o più beni determinati che fanno parte dell’eredità agli eredi. Tanto premesso, dice la Corte, quando il CSE deve essere utilizzato per l’iscrizione di un bene immobile nei registri immobiliari di un altro Stato membro, il contenuto delle informazioni in esso contenute può variare a seconda della singola legge nazionale, perché ciò discende dall’art. 1, par. 2, lettera l), del regolamento. Questa disposizione, infatti, prevede che qualsiasi iscrizione in un registro di diritti su beni immobili, compresi i requisiti legali relativi a tale iscrizione, e gli effetti dell’iscrizione o della mancata iscrizione di tali diritti in un registro, è esclusa dall’ambito di applicazione del regolamento.
Spetta quindi alla legge dello Stato membro in cui è tenuto il registro determinare le condizioni legali e le modalità di tale iscrizione e di conseguenza il singolo Stato membro può rifiutare l’iscrizione se il CSE non contiene le informazioni richieste dalla legge nazionale. Pertanto, le leggi nazionali che, come quella tedesca, impediscono l’indicazione nel CSE dei beni ereditari, vanno disapplicate laddove il CSE debba essere utilizzato ai fini dell’iscrizione di un bene immobile in un registro immobiliare di un altro Stato membro.
La soluzione pratica, alla luce della sentenza emessa dalla Corte di giustizia, consisterà nel chiedere il rilascio di un nuovo CSE contenente i dati identificativi dell’immobile sito in Lituania.

La trascrizione nei registri immobiliari italiani
La sentenza ha ricadute anche ai fini della trascrizione del CSE nei registri immobiliari italiani.
Il CSE è titolo idoneo a tal fine, e si aggiunge ai titoli indicati nell’art. 2657 c.c. (sentenza, atto pubblico, scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente), ma dovrà contenere gli elementi identificativi dei beni immobili, non essendo compito del conservatore dei registri immobiliari individuare i beni di titolarità del defunto.
Ai fini della trascrizione, dovrà essere depositato insieme alla nota di trascrizione e, considerato che, ai sensi dell’art. 2659 c.c. la nota di trascrizione deve indicare anche il regime patrimoniale delle parti, tale regime dovrà anch’esso risultare dal CSE.
In ogni caso, il CSE, nonostante non faccia presumere che la persona indicata come erede (…) possied[a] la qualità indicata nel certificato e/o sia titolare dei diritti o dei poteri enunciati nel certificato, senza nessun’altra condizione e/o restrizione ulteriore rispetto a quelle menzionate nel certificato stesso, non fa prova dell’appartenenza dei beni immobili in capo al defunto.
Il notaio italiano che si trovasse a negoziare un bene ereditario non potrebbe quindi esimersi, anche a fronte di un CSE trascritto nei registri immobiliari, dal compiere le doverose verifiche in ordine all’appartenenza dei beni al defunto e all’erede (o legatario) e ad assicurare la continuità delle trascrizioni.

Il rilascio del CSE da parte del notaio italiano per la trascrizione in un registro immobiliare straniero
La sentenza della Corte di giustizia in menzione incide anche sulle modalità di rilascio del CSE da parte del notaio italiano ai fini dell’iscrizione, a nome dell’erede e in un registro immobiliare straniero, di un bene immobile da questi ereditato. A tal fine, il CSE rilasciato dal notaio dovrà contenere le informazioni richieste dalla legge straniera (che dovranno essere individuate dal notaio), altrimenti l’iscrizione potrà essere rifiutata, fermo restando, come affermato dalla Corte, che il CSE rimarrà comunque valido ad altri fini.

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