Ricongiungimento familiare e kafala: rilevanza della minore o maggiore età del makful al momento del nulla osta

by Arianna Vettorel

Corte d’appello di Milano, sez. famiglia, sentenza 16 marzo 2020, n. 758

La Corte d’appello di Milano, con sentenza n. 758/2020, è tornata ad affermare che deve essere riconosciuto in Italia un provvedimento straniero di affidamento in kafala di una persona minorenne al tempo del rilascio del nulla osta, consentendone così il ricongiungimento familiare. Tale possibilità non può essere invece accordata alla persona che in detto momento abbia già raggiunto la maggiore età.

I fatti

Un cittadino egiziano soggiornante in Italia otteneva il rilascio in Italia del nulla osta al ricongiungimento familiare in favore di due fratelli (makful), uno minorenne e l’altro maggiorenne, dei quali egli risultava tutore (kafil) in base a un provvedimento di kafala del Tribunale egiziano di Etsa. Nonostante il rilascio del predetto nulla osta, l’ambasciata italiana a Il Cairo negava il visto di ingresso in Italia per ricongiungimento familiare, asserendo che il richiedente non rientrava in alcuna delle categorie contemplate dall’art. 29 del D.Lgs. n. 286/1998.

Tali provvedimenti di diniego venivano annullati dal Tribunale di Milano, con una decisione impugnata poi dal Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale innanzi alla Corte d’appello di Milano, il quale sosteneva l’incompatibilità del provvedimento straniero di kafalah con l’ordine pubblico, ai sensi degli artt. 65 e 66 della l. n. 218/1995. Nel caso di specie, a detta dell’appellante, i fratelli del richiedente non si trovavano in stato di bisogno in quanto orfani di padre e non anche di madre. Il Ministero osservava altresì che i fratelli a favore dei quali era stato richiesto il visto d’ingresso avevano, nelle more del procedimento, raggiunto entrambi la maggiore età.

La pronuncia

La Corte d’appello di Milano ha confermato la decisione del Tribunale di primo grado in relazione al makful minorenne al tempo del nulla osta, ancorché divenuto maggiorenne durante il procedimento di riconoscimento. Questa parte della pronuncia si conforma al recente e ormai consolidato orientamento dei giudici di legittimità, secondo il quale il riconoscimento del provvedimento straniero di kafala è in linea sia con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali, sia con la Convenzione di New York del 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con la Convenzione dell’Aja del 1996 in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, entrambe ratificate dall’Italia (v. Cass., sez. un., n. 21108/2013; Cass., sez. I, n. 1843/2015; Cass., sez. I, n. 28154/2017). Secondo tale orientamento, infatti, la kafala – sia giudiziale che negoziale – è un istituto di protezione familiare volto a realizzare il superiore interesse del minore. Con riferimento al fratello del richiedente che era già maggiorenne al tempo del rilascio del nulla osta, la Corte d’appello ha invece riformato la sentenza di primo grado ritenendo legittimo il provvedimento dell’ambasciata, coerentemente con la struttura dell’istituto in questione, in virtù del quale il tutore si impegna a prendersi cura del minore affidato in kafala sino al raggiungimento della maggiore età.

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