Sulla competenza giurisdizionale dell’opposizione all’esecuzione di un provvedimento straniero relativo ad un credito alimentare ai sensi del regolamento n. 4/2009

by Omar Vanin

Corte di giustizia UE, sentenza 4 giugno 2020, causa C‑41/19, FX c. GZ – ECLI:EU:C:2020:425

Con la sentenza 4 giugno 2020 (causa C‑41/19), la Corte di giustizia UE si è espressa in merito alla competenza giurisdizionale del giudice di uno Stato membro investito di un’opposizione all’esecuzione di una decisione resa dal giudice di un diverso Stato membro nel quadro del regolamento n. 4/2009 in materia di obbligazioni alimentari.

Il procedimento principale

Il rinvio preliminare trae origine dall’esecuzione, in Germania, di un provvedimento polacco di accertamento di un credito alimentare.
Dinanzi ai giudici tedeschi, il debitore formulava opposizione all’esecuzione adducendo che il credito alimentare era stato in realtà soddisfatto, attraverso versamenti propri nonché da parte del Fondo polacco per gli assegni alimentari, in seguito parzialmente rifusi all’ente dal debitore.
Nel formulare il rinvio preliminare, il giudice tedesco chiede se debba stabilire la propria competenza giurisdizionale sulla base del regolamento n. 4/2009 o, piuttosto, sulla base del regolamento n. 1215/2012 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni (“Bruxelles I bis”). Il giudice considera poi che l’opposizione avanzata dal debitore potrebbe configurare un giudizio autonomo, in quanto teso a contestare il titolo esecutivo in sé, non il modo in cui la procedura esecutiva viene condotta. Se così fosse, osserva, ai sensi dell’art. 8 del regolamento n. 4/2009, la competenza giurisdizionale spetterebbe allora all’autorità giudiziaria dello Stato in cui è stato reso il provvedimento alimentare se, come nel caso in esame, il creditore alimentare risiede abitualmente in tale Stato (Polonia).

La pronuncia

La Corte esordisce affermando che solo il regolamento n. 4/2009, nella situazione in esame, ha vocazione a regolare la competenza giurisdizionale del giudice del rinvio, a nulla rilevando la qualificabilità del procedimento.
La Corte evidenzia poi che l’art. 41, par. 1, dello stesso regolamento prevede che le decisioni emesse in uno Stato membro ed esecutive nello Stato membro richiesto sono eseguite alle stesse condizioni delle decisioni rese in quest’ultimo Stato e soggette al procedimento di esecuzione disciplinato dalla legge di quest’ultimo. Più in generale osserva che, se è vero che la principale finalità del regolamento n. 4/2009 è quella di agevolare la riscossione del credito alimentare, è altresì vero che affidare l’opposizione all’esecuzione ai giudici dello Stato membro d’origine comporterebbe per ambedue le parti un dispendio di tempo e di oneri dovuti alla necessità di gestire parallelamente due procedimenti in due distinti Stati membri.
Nel complesso, la Corte ritiene che l’opposizione all’esecuzione fondata sul pagamento del debito oggetto del titolo esecutivo sia strettamente connessa al procedimento esecutivo, ed è infatti evocata al 30° considerando del regolamento quale motivo di rifiuto o di sospensione dell’esecuzione previsti dal diritto nazionale che non ostano all’applicazione del regolamento.
Sulla scorta di tali argomenti, la Corte di giustizia sancisce che il procedimento incardinato in uno Stato membro di opposizione all’esecuzione di una decisione inerente ad un credito alimentare emessa in un diverso Stato membro che presenti una stretta connessione con il procedimento di esecuzione rientra nella competenza internazionale dei giudici dello Stato membro dell’esecuzione.

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