Sulla proroga della giurisdizione in favore dell’autorità giudiziaria di uno Stato membro UE inserita in condizioni generali di contratto

by Marco Sposini

Cass. sez. un., ordinanza 29 aprile 2022, n. 13594, ECLI:IT:CASS:2022:13594CIV

La Corte di cassazione a sezioni unite, con ordinanza n. 13594/22, resa in sede di regolamento di giurisdizione, ha nuovamente affrontato il tema della proroga della giurisdizione – contenuta in condizioni generali di contratto – per le controversie transfrontaliere intra-europee, a norma del regolamento n. 1215/2012 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni (“Bruxelles I bis”).

Il procedimento

Nel mese di ottobre 2020, una società italiana agiva in giudizio avanti il Tribunale di Avellino nei confronti di una società tedesca per il recupero del prezzo di una fornitura di merce, nonché per il risarcimento del danno derivante dall’asserito ingiustificato recesso della controparte dall’intercorso rapporto commerciale.
La convenuta eccepiva in via pregiudiziale il difetto di giurisdizione del giudice italiano, in favore di quello tedesco (Tribunale di Luneburg), in forza di un’espressa pattuizione contenuta nelle condizioni generali di contratto predisposte dalla stessa società tedesca, allegate ed espressamente richiamate negli ordini di acquisto dei beni, ed instaurava regolamento preventivo di giurisdizione ex art. 41 c.p.c.

La pronuncia

La Corte di cassazione ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano.
Per quanto concerne i requisiti formali dell’accordo di proroga della giurisdizione prescritti dall’art. 25, par. 1, del regolamento n. 1215/2012 (che riproduce l’art. 23, par. 1, del pregresso regolamento n. 44/2001), la Corte di giustizia dell’UE ha chiarito che “il richiamo a una clausola di proroga inserita nelle condizioni generali deve essere «espresso e inequivoco» (Corte Gius. 19/6/1984, causa C-71/83)” ed è, quindi, valido “solo se, nel testo contrattuale firmato dalle parti, siano espressamente richiamate le condizioni generali contenenti la scelta del giudice e se tali condizioni siano state effettivamente comunicate all’altro contraente (CGUE 7/7/2016, causa C-222/15) ovvero siano disponibili mediante accesso ad un sito Internet, essendosi in presenza di «una comunicazione elettronica che permette di registrare durevolmente tale clausola, ai sensi di tale disposizione, allorché consente di stampare e di salvare il testo di dette condizioni prima della conclusione del contratto» (sentenza 21 maggio 2015, C- 322/14).
Non è invece di per sé conforme “una clausola attributiva di competenza….stipulata in condizioni generali di vendita menzionate in fatture emesse da una delle parti contraenti”, salvo che non venga accertato che la clausola “sia stata conclusa….rispettivamente, in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro o in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere”, conformemente alle lett. b) e c) della medesima disposizione (CGUE sentenza 8 marzo 2017, causa C- 64/17).
Trattandosi di una deroga alla disciplina generale del foro del domicilio del convenuto e alle competenze speciali degli articoli 7 e 9 del regolamento n. 1215/2012, la norma deve essere, infatti, interpretata in via restrittiva, con conseguente obbligo per il giudice adito di “esaminare, in limine litis, se la clausola attributiva di competenza sia stata effettivamente oggetto di pattuizione inter partes …in modo chiaro e preciso (CGUE 28/6/2017, causa C-436/2016)”.
La Suprema Corte – nel confermare che la proroga della giurisdizione rende il foro convenzionale esclusivo, salvo diverso accordo tra le parti (Cass. Sez. U. n. 1717/2020 e Cass. Sez. U. n. 3624/2012) – ha poi rammentato la propria costante giurisprudenza, secondo cui, in caso di clausola sita in condizioni generali di contratto:

  • sebbene, nel commercio internazionale, non occorra la specifica approvazione richiesta dall’art. 1341 c.c., è necessaria la “consapevole adesione da parte del contraente che non l’ha predisposta” (Cass. Sez. U. n. 7854/2001, in una controversia nel vigore della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968). E’, pertanto, idoneo il documento contrattuale sottoscritto da entrambe le parti, se contiene un espresso richiamo alle condizioni generali recanti la clausola (Cass. Sez. U. n. 8895/2017) ovvero l’ordine di acquisto firmato dal committente che rinvia al sito internet del venditore ove la clausola è pubblicata (Cass. Sez. U. n. 21622/2017). Inoltre, è “pienamente valida ed efficace una clausola di proroga della giurisdizione contenuta nelle condizioni generali di vendita allegate ad un’offerta della venditrice cui aveva fatto seguito l’ordine di acquisto dell’acquirente, ritualmente sottoscritto (Cass., Sez. U., n. 1871/2020)”;
  • per le società non è, invece “all’uopo sufficiente l’inserimento della clausola di proroga della giurisdizione in atti post-negoziali (nella specie fatture e bolle di accompagnamento), atteso che tali atti sono inidonei a disciplinare, con efficacia ex ante, la giurisdizione per ogni controversia scaturente da contratti già stipulati, e sono inoltre sottoscritti da personale dipendente, non meglio identificato e comunque privo del potere di rappresentanza della società destinataria della merce (Cass., Sez.U., n.3559/2017)”.

    Orbene, nel caso di specie, la proroga della giurisdizione a favore del Tribunale di Luneburg (da intendersi in via esclusiva) è pienamente valida ed applicabile al rapporto, poiché – essendo stata inserita, in modo “chiaro ed inequivoco”, nelle condizioni generali di contratto predisposte dalla società tedesca, allegate ed espressamente richiamate negli ordini di acquisto – è stata accettata “ex ante” dalla società venditrice italiana.

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