La forma della rinuncia all’eredità ai sensi del regolamento in materia di successioni

by Daniele Muritano

Corte di giustizia UE, sentenza 2 giugno 2022, causa C-617/20, ECLI:EU:C:2022:426

La Corte di giustizia, con sentenza 2 giugno 2022 (causa C-617/20), ha chiarito che la rinuncia all’eredità resa da un erede dinanzi a un organo giurisdizionale del proprio Stato membro di residenza abituale è considerata valida quanto alla forma qualora siano stati rispettati i requisiti formali applicabili dinanzi a tale organo giurisdizionale, senza che essa debba soddisfare, ai fini di tale validità, i requisiti formali previsti dalla legge applicabile alla successione in base al regolamento (UE) n. 650/2012 in materia di successioni.

Il procedimento principale

Il caso riguarda l’eredità di un cittadino dei Paesi Bassi, deceduto senza testamento nel 2018 in Germania, dov’era residente abituale. La vedova del defunto chiede al Tribunale di Brema il rilascio del certificato di eredità, attestante che l’eredità è devoluta per tre quarti e lei stessa e per un quarto a due nipoti del defunto, residenti nei Paesi Bassi. I nipoti, informati dell’apertura della successione, rinunciano all’eredità nel 2019 davanti al Tribunale de L’Aja (Paesi Bassi) e tale atto, redatto in lingua olandese, è trasmesso al Tribunale di Brema. Il Tribunale di Brema comunica ai nipoti, nel 2020, che in mancanza di traduzione in lingua tedesca gli atti trasmessi non possono essere presi in considerazione. Uno dei nipoti replica che la rinuncia è valida ed efficace in conformità al diritto dell’Unione senza necessità di alcuna traduzione. Il Tribunale di Brema ribadisce che occorre tradurre gli atti e rispettare i termini stabiliti per la rinuncia all’eredità. Quindi, sempre nel 2020, dichiara che l’eredità si considera accettata dai nipoti del defunto. I nipoti ricorrono chiedendo una proroga del termine per la produzione di elementi di prova supplementari e producono: prima una copia della rinuncia con la traduzione in lingua tedesca; successivamente l’originale della rinuncia.
Il Tribunale respinge il ricorso affermando che la rinuncia all’eredità non può considerarsi valida in quanto – tra l’altro – gli originali degli atti sarebbero stati trasmessi dopo la scadenza del termine di sei mesi previsto all’articolo 1944, paragrafo 3, del BGB per rinunciare all’eredità.
Il Tribunale superiore del Land solleva questione pregiudiziale, chiedendo alla Corte di giustizia di chiarire quali siano i requisiti necessari, nel caso in cui l’erede renda una dichiarazione di rinuncia all’eredità dinanzi all’organo giurisdizionale competente del suo luogo di residenza abituale (ai sensi degli articoli 13 e 28 del regolamento
successioni) affinché sia ritenuta tempestiva, tenuto conto che, in forza della legge applicabile alla successione, la rinuncia deve essere resa entro un certo termine dinanzi al giudice competente a decidere sulla successione.
Il giudice del rinvio osserva che la soluzione del caso varia a seconda della tesi cui si ritiene di aderire.
Secondo una tesi, infatti, la rinuncia all’eredità sarebbe valida dal giorno in cui è stata resa dai nipoti del defunto dinanzi al Tribunale de L’Aja nel rispetto del termine di sei mesi, non occorrendo a tal fine nessuna ulteriore formalità.
Secondo altra tesi (invero minoritaria) non sarebbe sufficiente rinunciare all’eredità nel termine di sei mesi ma occorrerebbe che l’atto sia trasmesso nella debita forma al giudice competente o, in ogni caso, sia portata a conoscenza di quest’ultimo nel termine di sei mesi dall’apertura della successione. In ogni caso, osserva il giudice del
rinvio, nessun obbligo di trasmissione è previsto dal regolamento n. 650/2012.

La pronuncia

In via preliminare la sentenza ricorda che le disposizioni del diritto dell’Unione devono essere oggetto di interpretazione autonoma, nella misura in cui esse non richiamino il diritto dei singoli Stati membri, per esigenze inerenti sia all’applicazione uniforme del diritto dell’Unione sia al principio di uguaglianza. Prosegue quindi individuando le disposizioni oggetto di interpretazione, vale a dire:
(a) l’art. 13 del regolamento n. 650/2012, secondo cui sono competenti a decidere sulla successione anche gli organi giurisdizionali dello Stato membro di residenza abituale di qualsiasi persona che, in base alla legge applicabile alla successione, può rendere una dichiarazione di accettazione o di rinuncia dell’eredità, di un legato o di una quota di
legittima, oppure una dichiarazione diretta a limitare la responsabilità della persona interessata in relazione alle passività ereditarie, sono competenti a ricevere tali dichiarazioni;
(b) l’art. 28 del regolamento n. 650/2012, che disciplina la legge applicabile e regola specificamente la validità formale di siffatte dichiarazioni.
Quest’ultima disposizione precisa che le dichiarazioni sono valide quanto alla forma se soddisfano i requisiti previsti dalla legge applicabile alla successione o i requisiti previsti dalla legge dello Stato in cui la persona che fa detta dichiarazione ha la propria residenza abituale.
Le due disposizioni, continua la Corte, sono collegate, per cui la competenza dell’organo giurisdizionale dello Stato membro di residenza abituale dell’erede a ricevere le dichiarazioni di rinuncia all’eredità è subordinata alla condizione che la legge applicabile alla successione in vigore in tale Stato preveda la possibilità di effettuare una dichiarazione
siffatta dinanzi a un organo giurisdizionale. In questo caso è la legge dello Stato membro di residenza abituale di chi intenda fare la dichiarazione ha stabilirne i requisiti.
L’argomento centrale speso dalla Corte consiste nella valorizzazione dell’effetto utile e degli obiettivi perseguiti dal regolamento. A tale proposito la Corte richiama il considerando 32 il quale prevede che lo scopo delle disposizioni del regolamento è “semplificare la vita a eredi e legatari abitualmente residenti in uno Stato membro diverso da
quello in cui la successione è o sarà trattata”.
Ciò considerato, dice la Corte, è evidente che l’art. 13 mira a semplificare le formalità a carico degli eredi e dei legatari. Se ciò non bastasse, la Corte aggiunge il richiamo ad un ulteriore obiettivo del regolamento, indicato nel considerando 7, consistente nel garantire in maniera efficace i diritti di eredi e legatari e di altre persone vicine al defunto, nonché dei creditori dell’eredità.
Da qui la conclusione. L’unica interpretazione dell’art. 13 che consenta di realizzare il suo effetto utile e gli obiettivi del regolamento è quella secondo cui, per la validità della rinuncia, è sufficiente rendere la dichiarazione in base alla
legge dello Stato membro in cui essa viene resa. Infine, per quanto riguarda l’obbligo di comunicazione della rinuncia
all’autorità dello Stato la cui legge regola la successione, posto che il regolamento tace e non vi sono altre disposizioni europee applicabili, spetterà al rinunciante l’onere di comunicazione, senza che l’eventuale ritardo abbia alcuna influenza sulla validità della dichiarazione stessa.
In definitiva, la dichiarazione di rinuncia è atto non recettizio, che si perfeziona a prescindere dalla sua comunicazione all’autorità dello Stato la cui legge regola la successione.

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