Il Tribunale di Pistoia dinanzi alla rettifica di un atto di stato civile straniero

by Ester di Napoli

Trib. Pistoia, decreto 10 settembre 2021

Con decisione resa il 10 settembre 2021, il Tribunale di Pistoia ha disposto la rettifica dell’atto di nascita formato in Bosnia Erzegovina di un cittadino italiano, in sede di trascrizione nei registri dello stato civile del Comune di Montecatini Terme (Pistoia).

I fatti
Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia promuoveva il procedimento di rettifica dell’atto di nascita, di cui all’art. 95 del d.P.R. n. 396/2000, di un cittadino italiano nato a Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina, allora Jugoslavia), in sede di trascrizione dell’atto nei registri dello stato civile del Comune di Montecatini Terme, promossa dal Consolato generale d’Italia a Moron (Argentina), dove l’interessato risiede.
Il Procuratore, nella specie, rilevava che il documento fosse viziato da due errori: un errore materiale del cognome (una lettera per un’altra) e l’errata indicazione del cognome della madre, invece che quello del padre. Comparso in giudizio e ripercorsa la propria vicenda personale, il signore cui l’atto si riferisce aderiva alle istanze della Procura, richiedendo anche la modifica del proprio nome presente sul certificato di nascita.

La pronuncia
Il Tribunale di Pistoia ha preliminarmente verificato di essere competente a decidere del caso, ai sensi dell’art. 100 del d.P.R. n. 396/2000 per cui “I tribunali della Repubblica sono competenti a disporre le rettificazioni e le correzioni di cui ai precedenti articoli anche per gli atti dello stato civile ricevuti da autorità straniere, trascritti in Italia”.
Nel merito, il Tribunale ha rilevato che il procedimento di rettificazione degli atti dello stato civile, disciplinato dall’art. 96 del d.P.R. n. 396/2000, “è ammissibile ogni qualvolta sia diretto ad eliminare una difformità tra la situazione di fatto, quale è o dovrebbe essere nella realtà secondo le previsioni di legge, e come risulta dall’atto dello stato civile per un vizio, comunque o da chiunque originato, nel procedimento di formazione di esso (cfr. Cass. Civ., 15.5.2019, n. 13000)”.
Quanto alla questione relativa al cognome, ha confermato come la trascrizione errata discenda da mero errore materiale, risultando evidente dai documenti prodotti che egli sia figlio del padre.
In relazione all’attribuzione del cognome della madre, piuttosto che di quello del padre – come invece richiesto dal procuratore – il Tribunale considera che l’interessato, nato da cittadino italiano, avrebbe dovuto ricevere il cognome paterno ai sensi dell’art. 262 c.c. ratione temporis vigente, per cui “Il figlio naturale assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto, o quello del padre, se congiuntamente o separatamente è stato riconosciuto da entrambi i genitori”. D’altronde, aggiunge il giudice pistoiese, concedendo all’istante la pensione privilegiata di guerra e l’assegno di medaglia, lo Stato italiano lo avrebbe già riconosciuto con l’identità che egli chiede di ottenere formalmente.
Da ultimo, rileva il Tribunale come la volontà dei genitori dell’istante fosse quella di conferire al proprio figlio il nome che egli reclama, così come risulta dal certificato di battesimo: ritenuto, quindi, che l’attribuzione del nome attuale sia imputabile ad una traduzione del medesimo nome in lingua slava, ha ritenuto che l’istanza fosse accoglibile anche sotto questo aspetto, con conseguente rettifica dell’atto in tal senso.

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