La competenza dell’ufficiale dello stato civile in materia di riconoscimento di una sentenza straniera di adozione in casi particolari

by Renzo Calvigioni

Tribunale per i minorenni di Milano, decreto 1° luglio 2020, n. 4588

Il Tribunale per i minorenni di Milano, preso atto che la fattispecie riguarda il riconoscimento di una sentenza straniera assimilabile all’ipotesi di adozione di minori in casi particolari di cui all’art. 44 delle legge n. 184/1983, ha affermato che si applicano le disposizioni della legge n. 218/1995, anche nella parte specifica in cui esclude che debba pronunciarsi la Corte d’appello derogando alla disciplina generale in materia di riconoscimento di sentenze straniere, e ha confermato la competenza dell’ufficiale dello stato civile al riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero. Si tratta di un orientamento giurisprudenziale innovativo, che – in linea con quanto sostenuto dalla prevalente dottrina – valorizza il ruolo che la legge di riforma ha inteso assegnare all’Ufficiale dello stato civile.

I fatti

Un cittadino italiano, coniugato con una cittadina straniera che aveva ottenuto in Russia il provvedimento di adozione del figlio minorenne della moglie, aveva presentato istanza al Tribunale per i minorenni di Milano al fine di vedere riconosciuti in Italia gli effetti dell’adozione. In proposito, l’orientamento del Tribunale per i minorenni era ben noto (seguito anche da altri tribunali) e comportava la pronuncia di un decreto con cui veniva dichiarata efficace in Italia la sentenza di adozione non legittimante emessa dall’autorità giudiziaria straniera, richiamando l’art. 41 della legge n. 218/1995.

La pronuncia

Al contrario di quanto avvenuto in passato, il Tribunale per i minorenni non ha deciso modificando il proprio orientamento, ma si è limitato a dichiarare la competenza dell’ufficiale dello stato civile del comune di residenza degli interessati al quale i medesimi avrebbero dovuto presentare istanza. Osserva il Tribunale che “la legge n. 218 del 1995 [ha] fatte salve, al comma 2 dell’art. 41, le disposizioni delle leggi speciali in tema di adozioni di minori (in tal modo sottolineando la persistente operatività e la prevalenza rispetto alle previsioni di carattere generale di cui alla riforma del diritto internazionale privato, della disciplina speciale dell’adozione internazionale dei minori di cui alla legge n. 184 del 1983)”. Proprio per tale ragione “la […] deroga alla generale competenza della Corte d’Appello ordinaria in tema di delibazione di sentenze ed atti stranieri [opera] solo con riferimento all’adozione legittimante del minore straniero in stato di effettivo abbandono all’estero (cfr Corte Appello Milano sent. n. 6/08 dell’1 febbraio 2008, Corte Appello Brescia sent. 701/11 del 9 giugno 2011)”.

Ma, ed è questo l’aspetto che deve essere sottolineato, il Tribunale ritiene di dovere aderire all’orientamento prevalente della dottrina, secondo cui, come si legge nel provvedimento, “con la riforma del 1995 non si è in alcun modo inteso modificare l’ambito di applicazione della normativa speciale […] intervenendo invece [sul]le norme ordinarie in tema di riconoscimento di provvedimenti giudiziari stranieri”. Il giudice meneghino, del resto, si cura di precisare che tale ricostruzione non si pone in antinomia con l’orientamento assunto dalla Corte di cassazione con le sentenze 18 marzo 2006, n. 6079, e 14 febbraio 2011, n. 3572. Invero, tali pronunce attengono all’adozione internazionale di minori dichiarati in stato di abbandono dall’autorità straniera: situazioni, queste, come si osserva nel provvedimento in commento “assolutamente differenti rispetto alla presente ipotesi di cui all’art. 44 comma 1 lettera B L. 184/83, per la quale non vi è necessità alcuna di quelle cautele dirette a proteggere i minori abbandonati nel loro paese d’origine dalle mire incontrollate di inadeguati aspiranti genitori adottivi”.

In conclusione, il Tribunale afferma la competenza al riconoscimento dell’efficacia del provvedimento straniero in capo all’ufficiale dello stato civile, lasciando al richiedente l’onere di attivarsi secondo tale indicazione. Si tratta di una decisione che risulta pienamente condivisibile: non solamente si uniforma alla dottrina prevalente, ma si allinea anche alla giurisprudenza di altri tribunali che già avevano applicato questa interpretazione.

1 commento

  • federico ha detto:

    Buona sera
    io mi trovo esattamente nel caso descritto da questo articolo, ma l’ufficiale di stato civile di Milano non riconosce la procedura. Non riesco a trovare copia del decreto 1° luglio 2020, n. 4588 al fine di dare evidenza all’ufficio preposto.

    Potete aiutarmi ad ottenere copia o indicare come procedere per registrare l’adozione?

    grazie

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