Sulle condizioni sostanziali di accesso al divorzio e sui limiti di applicabilità del diritto straniero ai sensi dell’art. 10 del regolamento Roma III

by Francesca Maoli

Corte di giustizia UE, sentenza 16 luglio 2020, causa C-249/19, JE c. KF – ECLI:EU:C:2020:570

Con sentenza 16 luglio 2020 (causa C-249/19), la Corte di giustizia ha fornito alcuni chiarimenti sull’art. 10 del regolamento n. 1259/2010 che ha istituito una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (“Roma III”).

Il procedimento principale

Il procedimento principale riguarda una domanda di divorzio presentata da una coppia di coniugi aventi cittadinanza rumena ma abitualmente residenti in Italia al momento dell’instaurazione del procedimento. Ravvisando l’applicabilità del diritto italiano ai sensi del regolamento n. 1259/2010, il giudice rumeno riteneva che la domanda di divorzio avrebbe potuto essere proposta solo qualora un’autorità giurisdizionale avesse previamente omologato o pronunciato la separazione personale dei coniugi e fossero trascorsi almeno tre anni tra la data di tale separazione e quella di proposizione al giudice della domanda di divorzio. La parte ricorrente, impugnando la decisione di primo grado, invocava l’applicazione della legge rumena alla domanda di divorzio, ai sensi dell’art. 10 del regolamento. Il giudice del rinvio chiede alla Corte se l’art. 10 del regolamento preveda l’applicazione della legge del foro solamente qualora la legge straniera applicabile non preveda in nessuna forma il divorzio oppure debba essere interpretato nel senso di includere anche la situazione in cui la legge straniera applicabile ammetta il divorzio ma in condizioni eccezionalmente restrittive.

La pronuncia

La Corte rileva che l’art. 10 del regolamento n. 1259/2010 costituisce un’eccezione agli art. 5 e 8 dello stesso – che individuano la legge applicabile alla separazione personale o al divorzio – e come tale deve essere interpretato restrittivamente. Esso si applica, fra l’altro, qualora la legge applicabile “non preveda il divorzio” e fa pertanto riferimento alla precisa situazione in cui la legge dello Stato membro richiamato dalla norma di conflitto non contempli l’istituto del divorzio in alcuna forma. L’interpretazione testuale della disposizione esclude che il giudice adito possa applicare la legge del foro nella (diversa) ipotesi in cui la legge straniera applicabile preveda il divorzio, ma lo subordini al rispetto di condizioni considerate più restrittive di quelle previste dalla legge del foro. Ne consegue che in una situazione come quella di cui al procedimento principale, dove il diritto richiamato dalla norma di conflitto (in questo caso, quello italiano) contempla l’istituto del divorzio, il giudice adito non potrà applicare la legge del foro ai sensi dell’art. 10 del regolamento. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.