Luogo dell’obbligazione dedotta in giudizio e competenza giurisdizionale

by Marco Sposini

Cass., sez. un., sentenza 26 novembre 2020, n. 26986, ECLI:IT:CASS:2020:26986CIV

La Corte di cassazione a sezioni unite, con sentenza 26 novembre 2020, n. 26986, ha chiarito le modalità con cui deve essere determinato il luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale ai sensi dell’art. 5, n. 1, del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni (“Bruxelles I”), già art. 5, n. 1, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968.

Il procedimento

Alcune persone fisiche convenivano in giudizio, in data 14 febbraio 2011, avanti il Tribunale di Agrigento, un centro medico sito in Germania e la compagnia assicuratrice dello stesso, al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti da un loro congiunto, deceduto in Italia per una grave forma di tumore. Gli attori affermavano la responsabilità della struttura sanitaria, che non avrebbe tempestivamente rilevato la malattia, nel corso di un’ecografia addominale, alla quale si era sottoposto il paziente il 2 agosto 2005. A seguito di eccezione dei convenuti, il Tribunale di Agrigento e la Corte d’appello di Palermo dichiaravano il difetto di giurisdizione del giudice italiano, ravvisando la sussistenza della competenza giurisdizionale del giudice tedesco, sia sotto il profilo del foro generale, sia sotto il profilo dei fori speciali di cui al regolamento Bruxelles I.
Le persone fisiche proponevano ricorso per cassazione, lamentando la mancata valutazione della natura extracontrattuale della prestazione resa dalla struttura sanitaria e del luogo dell’intervenuto decesso del paziente, con conseguente violazione e falsa applicazione delle norme sulla determinazione della competenza giurisdizionale.

La pronuncia

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso sulla base delle seguenti considerazioni.
In via preliminare, la Corte ha confermato quanto già accertato dai giudici di merito, secondo cui, nel caso de quo, si verte in un’ipotesi di responsabilità contrattuale, trattandosi di una richiesta risarcitoria derivante da un’asserita omessa diagnosi, nel corso di un esame svolto presso la struttura sanitaria.
Non avendo le parti scelto la legge applicabile al rapporto, occorre, pertanto, tenere conto di quanto stabilito dall’art. 4 della Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 (richiamata dall’art. 57 della legge n. 218/95) e, quindi, stabilire la legge del Paese con il quale il contratto “presenta il collegamento più stretto”, che si presume essere il Paese “in cui la parte che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della conclusione del contratto, la propria residenza abituale o, se si tratta di una società, associazione o persona giuridica, la propria amministrazione centrale”.
Non essendosi la Corte pronunciata sul punto, è opportuno segnalare che – poiché la prestazione contrattuale è stata resa in data 2 agosto 2005 – il rapporto non è sottoposto al regolamento n. 593/2008 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I), il quale si applica a decorrere dal 17 dicembre 2009 e che ha sostituito la Convenzione di Roma del 1980.
Inoltre, occorre considerare le previsioni dell’art. 5, n. 1, del regolamento n. 44/2001, in base al quale “il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente, in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita”.
La Corte ha, infatti, correttamente precisato che al caso di specie si applicano tuttora le disposizioni del regolamento n. 44/2001, in quanto il giudizio è stato promosso in data antecedente alla data di applicazione del regolamento n. 1215/2012 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni (“Bruxelles I bis“), che lo ha sostituito, e che si applica a decorrere dal 10 gennaio 2015.
Sulla base di principi già elaborati nel vigore della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, tale luogo “va determinato in conformità della legge che disciplina l’obbligazione controversa secondo le norme di conflitto del giudice adìto, nella specie italiano” (cfr., al riguardo, Cass. 22 novembre 2010 n. 23593).
Orbene, considerato che la prestazione contrattuale è quella resa in Germania, ove il centro medico convenuto ha la propria sede, non sussiste alcun criterio di collegamento che possa determinare la competenza giurisdizionale del giudice italiano.
Peraltro, al medesimo risultato si perverrebbe, anche qualora, in astratta ipotesi, si vertesse in una fattispecie di responsabilità extracontrattuale.
La Corte ha statuito che “per costante giurisprudenza di queste Sezioni Unite, infatti, ai fini della determinazione della giurisdizione in materia aquiliana ai sensi dell’art. 5 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, il luogo dell’evento dannoso è quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo in cui si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tali lesioni. Si è affermato, in altri termini, che ciò che conta è il c.d. danno iniziale, essendo irrilevante il luogo del c.d. danno conseguenza (in tal senso, v. le ordinanze 28 aprile 2015, n. 8571, 27 dicembre 2011, n. 28811, 22 maggio 2012, n. 8076, e la sentenza 26 ottobre 2018, n. 27164). È appena il caso di ricordare che l’art. 5 della Convenzione di Bruxelles è stato ripreso, senza significative modifiche, dal citato art. 5, n. 3), del Regolamento n. 44 del 2001; e in tal senso è anche l’art. 7 del Regolamento n. 1215 del 2012 attualmente vigente. Ne consegue che nel caso in esame il danno iniziale si è pacificamente determinato in Germania, perché lì è avvenuto l’errore diagnostico del quale si discute.
È quindi irrilevante che la morte del paziente sia poi avvenuta in Italia.

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