Clausole asimmetriche di scelta del foro: la Corte di cassazione francese chiede chiarimenti alla Corte di giustizia dell’UE

by Susanna Marta

Cour de cassation, première chambre civile, pourvoi 13 avril 2022, n° 22-12.965 – ECLI:FR:CCASS:2023:C100265

La Corte di cassazione francese, il 13 aprile 2023, nel caso Società Italiana Lastre S.p.A. c. Agora SARL, ha rimesso alla Corte di giustizia dell’UE alcune interessanti questioni interpretative, relative all’art. 25, par. 1, del regolamento n. 1215/2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (“Bruxelles I bis”), riguardanti le clausole di scelta del foro c.d. asimmetriche. Sono tali le clausole a mezzo delle quali le parti di un contratto attribuiscono la competenza giurisdizionale ad una determinata autorità, riservando al contempo la facoltà per una sola delle stesse di adire, a sua scelta, uno dei fori indicati nella clausola o di introdurre la lite dinanzi al giudice competente secondo i criteri ordinari.

I fatti
Il provvedimento in esame trae origine da una controversia sorta tra Società Italiana Lastre S.p.A. (SIL), società di diritto italiano, e Agora SARL (Agora), società a responsabilità limitata di diritto francese, in merito a un contratto per la fornitura di pannelli di rivestimento, concluso da quest’ultima nell’ambito di un appalto per l’esecuzione di lavori commissionati da due persone fisiche (i coniugi L).
All’interno del contratto concluso tra le società, queste ultime avevano concordato che “la compétence du tribunal de Brescia s’appliquera à tout litige qui surgirait du présent contrat ou qui aurait un rapport avec ce dernier. Societa Italiana Lastre se réserve la faculté de procéder à l’égard de l’acheteur devant un autre tribunal compétent en Italie ou à l’étranger”. Con tale clausola, in sintesi, veniva designata dalle società la competenza giurisdizionale del tribunale di
Bresca, ma SIL si riservava il diritto di convenire in giudizio Agora anche innanzi ad un altro tribunale competente in Italia o all’estero.
I coniugi L agivano in giudizio nei confronti di entrambe le società, lamentando carenze e vizi nelle opere e chiedendone la declaratoria di responsabilità ed il conseguente risarcimento. SIL eccepiva il difetto di giurisdizione della Corte francese in relazione alla chiamata in garanzia di Agorà.
Tale eccezione veniva rigettata dalla Corte d’Appello di Rennes con sentenza del 4 novembre 2021, che riteneva la clausola illegittima, per mancanza di elementi oggettivi che permettessero a entrambe le parti di individuare i giudici che avrebbero potuto essere aditi, attribuendo a SIL una scelta discrezionale contraria all’obiettivo di prevedibilità che le clausole di giurisdizione dovrebbero soddisfare.
Per tale motivo, SIL ricorreva avverso la sentenza, ritenendola emessa in duplice violazione di legge, nazionale da un lato e dell’Unione dall’altro, e in particolare:

  1. dell’art. 455 del c.p.c. francese (a mente del quale i provvedimenti devono essere motivati) per non aver motivato la Corte d’Appello il rigetto dell’eccezione di incompetenza sollevata in relazione all’art. 25, par. 1, Regolamento UE n. 1215/2012, che impone che la clausola di scelta del foro sia valutata alla luce del diritto italiano e non di quello francese;
  2. del citato art. 25 del regolamento Bruxelles I bis, per non aver applicato il diritto italiano per valutarne la validità, nonostante la designazione del Tribunale di Brescia come autorità competente.

La Cour de cassation sottoponeva dunque la vicenda alla Corte di Lussemburgo.

Il contesto normativo e la questione giuridica
Le clausole di proroga della giurisdizione sono disciplinate dall’art. 25 del regolamento n. 1215/2012, il quale prevede che: “qualora le parti, indipendentemente dal loro domicilio, abbiano convenuto la competenza di un’autorità o di autorità giurisdizionali di uno Stato membro a conoscere delle controversie, presenti o future, nate da un determinato rapporto giuridico, la competenza spetta a questa autorità giurisdizionale o alle autorità giurisdizionali di questo Stato membro, salvo che l’accordo sia nullo dal punto di vista della validità sostanziale secondo la legge di tale Stato membro. Detta competenza è esclusiva salvo diverso accordo tra le parti. L’accordo attributivo di competenza deve essere: a) concluso per iscritto o provato per iscritto; b) in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro; o c) nel commercio internazionale, in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere e che, in tale ambito, è ampiamente conosciuto e regolarmente rispettato dalle parti di
contratti dello stesso tipo nel settore commerciale considerato…”.
Appare chiaro che, al contempo la norma (i) detta i requisiti formali di validità dell’accordo e (ii) rinvia alla legge dello Stato membro designato le valutazioni circa la validità sostanziale dell’accordo stesso (con la precisazione, dettata dal considerando 20 del regolamento che la questione circa la validità di un accordo relativo alla scelta del foro a favore dell’autorità giurisdizionale o delle autorità giurisdizionali di uno “dovrebbe essere decisa secondo la legge dello Stato membro del foro o dei fori prescelti nell’accordo, comprese le norme di tale Stato membro sul conflitto di leggi”, facendo dunque applicazione della c.d. teoria del renvoi).
La norma tace, viceversa, sul profilo della simmetria dell’accordo (come già il precedente art. 23 del regolamento n. 44/2001), a differenza dell’art. 17 della Convenzione di Bruxelles del 1968 che espressamente prendeva in considerazione tali fattispecie, stabilendo che “se una clausola attributiva di competenza è stata stipulata a favore di una soltanto delle parti, questa conserva il diritto di adire qualsiasi altro giudice competente ai sensi della presente convenzione”, lasciando pertanto aperta la questione, sia dal punto di vista della validità, che della legge da applicare alla risoluzione di tale questione (si precisa che le considerazioni esposte non devono essere pensate in relazione alla normativa consumeristica, a cui l’art. 19 del regolamento n. 1215/2012 dedica una disciplina ad hoc) .
È proprio la modifica normativa apportata all’impianto originario del c.d. sistema di Bruxelles che ha lasciato ampio spazio alla giurisprudenza nazionale per interpretare in maniera assai differente il tema della validità delle clausole asimmetriche di scelta del foro (Cass., 9 aprile 2008, n. 9314; Cass., sez. un., 8 marzo 2012, n. 3624; Corte di cassazione Bulgaria, 2 settembre 2010, n. 1193; Tribunal d’arrondissement de Luxembourg, 29 gennaio 2014, n. 217/14 e 128/14; Tribunal Supremo, Sala de lo Civil, Seccion I, sentencia num. 6/2009).
La questione è ben nota alla Corte di cassazione francese, che si è più volte pronunciata sul punto, oscillando tra conclusioni e argomenti interpretativi contrastanti (si ricordano, in particolare, tra le pronunce più significative, Cour de Cassation, I chambre, 26 settembre 2012, n. 11-26.022, Mme X’ v. Banque Privée Edmond de Rothschild; Cour de Cassation, I chambre, 25 marzo 2015, n. 13-27264, ICH v. Crèdit Suisse; Cour de Cassation, I chambre, 7 ottobre 2015, n. 14-16898, Apple v. eBizcuss).

Invero, negando in un primo momento la validità delle clausole asimmetriche, sulla base di argomentazioni strettamente legate al diritto interno ed intrinsecamente connesse (a) all’assenza di bilateralità e al carattere potestativo di simili costruzioni negoziali – che lascerebbero al puro arbitrio di una delle parti il relativo adempimento (e che ad avviso della Cassation, nella citata pronuncia Rotshild, sarebbero state di per sé contrarie all’art. 1174 del Codice Civile Francese che sancisce la nullità delle condizioni potestative) – la Suprema Corte francese, in tempi più recenti, ha negato la validità di tali clausole in funzione dei (b) requisiti di prevedibilità e certezza del diritto imposti dalla normativa europea (si vedano le citate sentenze ICH v. Crèdit Suisse e Apple v. eBizcuss).
Di tale evoluzione argomentativa, la Cour de Cassation lascia traccia anche nella pronuncia in oggetto, ove, nel ripercorrere – più che sinteticamente – la normativa applicabile, quale primo parametro, viene ribadito che la Corte di giustizia ha chiarito che, ai fini della validità di una clausola di scelta del foro, non è necessario che la stessa sia formulata in modo tale da consentire l’individuazione del giudice competente in base alla sua mera formulazione, bensì è sufficiente che identifichi gli elementi oggettivi sui quali le parti si sono accordate per scegliere il giudice o i giudici ai quali intendono sottoporre le controversie che sono sorte o che possono sorgere e che tali elementi, siano sufficientemente precisi da consentire al giudice adito di determinare la propria competenza (causa C-387/98, Coreck Maritime).
Con la pronuncia in esame, la Cour de cassation vuole porre fine al clima di incertezza che ruota intorno alla validità delle clausole asimmetriche, sia in relazione al profilo della validità formale che della validità sostanziale e della normativa di riferimento per individuarne i relativi requisiti di validità.

La questione pregiudiziale
Nella controversia de quo la Cour de Cassation sottopone alla Corte di giustizia tre questioni pregiudiziali ex art. 267 TFUE in merito all’interpretazione del citato art. 25 del regolamento n. 1215/2012 e alla portata del rinvio alla legge dello Stato membro designato per la valutazione circa la validità della clausola ivi contenuta, nei casi in cui una delle parti eccepisca l’invalidità di una clausola asimmetrica di proroga della giurisdizione, che consenta a una sola delle parti di scegliere un giudice a sua scelta, competente secondo le norme di diritto comune, diverso da quello menzionato nella clausola. Segnatamente, ha chiesto alla Corte di giustizia di pronunciarsi sulle seguenti questioni.

  1. Innanzitutto, di pronunciarsi sul se la questione della legittimità della clausola di proroga debba essere decisa con riferimento (i) alle norme comuni uniformi ex art. 25, par. 1 del regolamento Bruxelles I bis e in funzione dell’obiettivo di prevedibilità e certezza del diritto perseguito da tale regolamento, oppure (ii) se debba essere decisa applicando la legge dello Stato membro designato dalla clausola.
  2. Inoltre, nel caso in cui la Corte di giustizia individuasse quale soluzione quanto indicato al punto (i) e, dunque, i criteri individuati dall’art. 25, se tale norma debba essere interpretata nel senso che una clausola che consente a una parte di adire un solo giudice, mentre permette all’altra di adire, in aggiunta, qualsiasi altro giudice competente secondo il diritto europeo, debba o meno essere applicata.
  3. Se l’asimmetria di una clausola è una condizione attinente alla validità sostanziale della clausola, viene chiesto alla Corte di indicare come debba essere interpretato il riferimento alla legge dello Stato del giudice designato quando la clausola designa più giudici, o quando la clausola designa un giudice lasciando a una delle parti la possibilità di sceglierne un altro e questa scelta non è ancora stata posta in essere, e in particolare se:
    3.1 nel senso che la legge nazionale applicabile è quella dell’unico giudice esplicitamente designato, indipendentemente dal fatto che possano essere aditi anche altri giudici?
    3.2 se sono stati designati più giudici, è possibile fare riferimento alla legge del giudice concretamente adito?
    3.3 alla luce del considerando 20 del regolamento Bruxelles I bis, il riferimento alla legge dello Stato membro designato va inteso come riferimento alle norme sostanziali di tale Stato o alle sue norme di conflitto?

2 commenti

  • Curzio Fossati ha detto:

    Le questioni sottoposte alla Corte di giustizia dalla Cassazione francese sono di grande rilievo, sia perché – come sottolineato puntualmente nel post – la giurisprudenza delle Corti nazionali degli Stati membri si presenta piuttosto divisa sulla validità delle clausole di scelta del foro asimmetriche, sia perché sono più in generale auspicabili dei chiarimenti da parte della Corte sul concetto di “validità sostanziale” cui fa riferimento l’art. 25, par. 1 regolamento Bruxelles I-bis.
    Sul punto segnalo che con domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Audiencia Provincial de Pontevedra, Spagna, il 25 maggio 2022, Maersk, C-345/22, è stato chiesto alla Corte di giustizia di precisare anche se tale concetto comprenda la validità dell’estensione della clausola a un terzo che non è parte del contratto in cui è contenuta la clausola stessa.
    Ritengo, inoltre, utile anche il chiarimento richiesto alla Corte sulla questione se il richiamo operato dalla norma alla legge dello Stato membro la cui giurisdizione è stata scelta dalle parti si riferisca alle norme sostanziali di tale Stato o alle sue norme di diritto internazionale privato.
    La Corte, infatti, non sembra aver sempre seguito le indicazioni contenute nel considerando n. 20 del regolamento. Ad esempio, nella sentenza DelayFix la Corte ha interpretato l’art. 25, par. 1 regolamento Bruxelles I-bis nel senso che esso impone di valutare la validità sostanziale di una clausola di proroga della giurisdizione in base alla legge sostanziale dello Stato membro la cui giurisdizione è stata scelta nella clausola, senza precisare che la norma impone di prendere in considerazione le norme di conflitto applicabili in tale Stato (sentenza 18 novembre 2020, DelayFix, C-519/19, ECLI:EU:C:2020:933, punti 48-60).

  • A livello di commento, mi sembrerebbe utile fare il punto su clausole asimmetriche dove però una parte si è riservata non di “adire, in aggiunta, qualsiasi altro giudice competente secondo il diritto europeo”, bensì di adire il giudice dello stato dove la controparte è domiciliata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.